mercoledì 30 agosto 2017

Recensione | Persuasione - Jane Austen

Buongiorno Readers! Oggi vorrei parlarvi dell'ultima opera completa scritta da Jane Asuten prima di morire e vertiamo quindi sul genere classico. Il libro in questione è Persuasione, un romanzo celebre, da cui però mi aspettavo tutt'altro e in particolare avevo la netta sensazione che non mi sarebbe piaciuto. Per fortuna, aspettative e pregiudizi si rivelano spesso errati e così è successo con questo volume. Prima di dirvi qualcosa di più però vi lascio qualche informazione con i dati dell'edizione che ho letto che mi è sembrata molto curata.

Titolo: Persuasione
Autore: Jane Austen
Editore: Newton Compton
Data di uscita: 20 Gennaio 2011
Prima pubblicazione: 1818 (postumo)
E-book: 1.99 €

JANE AUSTEN nacque nel 1775 a Steventon, nell’Hampshire, sud-est dell’Inghilterra. Penultima figlia di un pastore anglicano dopo sei maschi, condusse una vita molto simile a quella delle protagoniste dei suoi romanzi. A vent’anni s’innamorò, ricambiata, di un giovane avvocato, Tom Lefroy, ma la famiglia di lui non acconsentì a quell’unione per motivi di rango ed economici, e i due innamorati furono costretti a separarsi. Orgoglio e pregiudizio, il suo capolavoro indiscusso, uscì nel 1813. Scrisse otto romanzi, tutti pubblicati anonimi, tra cui Ragione e sentimento, Emma e Mansfield Park, e numerosi racconti. Solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1817, il fratello Henry rivelò il nome dell’autrice in occasione dell’uscita di Persuasione.

TRAMA Anne Elliot, la protagonista del romanzo, ha sbagliato: da giovanissima, appena diciannovenne, si è lasciata convincere dall'opposizione del padre, Sir Walter, e dalla "persuasione" di Lady Russell a rompere il fidanzamento col giovanissimo ufficiale di marina Frederick Wentworth, amatissimo ma non ricco. Adesso, a ventisette anni, Anne è sola; per di più le sorti economiche della sua famiglia hanno subito un rovescio e il padre è stato costretto a dare in affitto la propria tenuta all'ammiraglio Croft. Ma un giorno l'ammiraglio riceve la visita del proprio cognato, un affermato e facoltoso capitano di marina: è Frederick, e questa volta, otto anni dopo, Anne ha la sua seconda occasione. 

Ho iniziato a leggere Persuasione aspettandomi tutto e niente, e se nelle prime pagine non sono stata subito coinvolta, la capacità della Austen di riportarci nel passato, nella sua epoca, non si è fatta attendere oltre e conoscendo man mano i personaggi del romanzo e gli intrecci - o meglio gli intrighi - della trama sono stata lentamente accolta nella provincia inglese d'inizio Ottocento, sprofondando sempre più in quell'ambiente fatto di pizzi, merletti e regole sociali.

Come sempre la descrizione particolareggiata e spesso ironica dell'autrice dell'ambientazione e dell'atmosfera "da salotto" ha reso viva una storia inizialmente poco entusiasmante, che si è poi rivelata sempre più vivace al mutare dei pensieri della protagonista. La narrazione è infatti affrontata dal punto di vista di Anne Elliott, protagonista del romanzo, attraverso i cui occhi e pensieri leggiamo la realtà delle vicende che sembra appunto solo una rappresentazione distorta dal filtro di emozioni che attanagliano la giovane donna.

Da un inizio un po' cupo e piatto, senza colori o sentimenti forti, si va via via verso un racconto più spensierato, vivace e ricco di emozioni. Contemporaneamente, lo stesso ritmo della narrazione si intensifica dando sempre più l'idea delle sensazioni che affollano la mente e il cuore della protagonista. Da mite e silenziosa, Anne inizia a mutare trasformandosi nella donna che alla fine non avrà remore a far valere la propria opinione e i propri sentimenti, a dar valore alla propria persona conquistando così la capacità di esprimersi e di esternare i propri desideri.

Una protagonista che ho forse apprezzato più delle precedenti "eroine austeniane", capace di evolvere il proprio carattere e di crescere, sbagliare e tornare sui propri passi, ma soprattutto di esporsi senza mai infrangere quelle regole sociali ben salde fino alla fine.


Ma Anne non è il solo personaggio di questa storia, anzi, l'intero libro è disseminato di nomi, stati sociali, parentele e amicizie che si intrecciano e si incontrano, creando forse un po' di confusione per un lettore poco attento, ma che danno perfettamente l'idea delle relazioni e degli eventi che mantenevano occupati l'alta borghesia e la media aristocrazia dell'epoca.

La cosa che più mi ha stupito di questo romanzo, è la quasi totale assenza di dialoghi e conversazioni tra Anne e il Capitano Wentworth, l'uomo di cui è ancora innamorata dopo otto anni e che sarà la linfa di rinascita per la protagonista. Nulla viene raccontato della loro relazione di otto anni prima se non che finì quando Anne si fece persuadere - da qui il titolo - a non sposare un semplice capitano della marina, e solo sul finale del romanzo i due hanno finalmente un ricongiungimento più intimo, una conversazione a quattrocchi solamente raccontata che precipita nel classico lieto fine in stile Jane Austen.

Una scelta che non mi ha fatto troppo apprezzare il protagonista maschile, più che altro non ho potuto conoscerlo se non attraverso le osservazioni e i pensieri di Anne narrati peraltro in terza persona, e il finale tanto secco e veloce ha un po' smorzato l'effetto romantico della storia, perchè, dopo che Anne ha nuovamente aperto il cuore all'amore della sua vita, mi sono ritrovata all'ultima pagina senza nemmeno poter dire "bè" e questo non mi ha fatto troppo impazzire.


Ma l'amore, quello vero, forte e potente, è l'unico valore protagonista che emerge prepotente dall'intera lettura, dai coniugi Crofts come esempio ideale alla finale riconciliazione di Anne e del Capitano Wentworth. Un sentimento quindi capace di perdurare nel tempo e di sopravvivere ad ogni avversità, addirittura a uno orgoglio ferito e a un'anima che ha perso ogni speranza divorata dai ripensamenti.

Un ultimo capolavoro che inneggia a quel sentimento che l'autrice non ha mai trovato nella vita, e che accompagna ogni sua eroina riscaldandoci il cuore e facendoci sperare, nonostante tutto, sempre e comunque in un lieto fine.


A favore dell'autrice vorrei fare un'ultimo appunto, citando una frase che mi ha particolarmente colpita per la non celata denuncia sociale, una citazione che a mio parere rappresenta appieno la forza di Jane Austen come portavoce del genere femminile:

«Gli uomini hanno sempre avuto ogni vantaggio su di noi nel raccontare la loro storia. Gli uomini hanno sempre potuto godere del privilegio dell'istruzione molto più di noi; la penna è sempre stata nelle loro mani. Non ammetto che i libri possano essere considerati prova di alcunché».

Un libro che mi ha lasciato tanto e che entra a far parte di quelle letture che porterò sempre nel mio cuore, rinnovando ancora una volta la mia adorazione e il mio rispetto per un'autrice e una donna che è stata capace di rappresentare al contempo la forza e la volubilità femminile con il solo ausilio di una penna.

Consiglierei questo libro... a chi è in cerca di una storia per credere di nuovo nel vero amore, e nella sua indescrivibile potenza, ma anche a chi adora le storie d'amore e la pungente penna di Jane Austen, con la sua arroganza e la sua incredibile capacità di ammaliare e affascinare, coinvolgere ed emozionare.

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